+39 071 9156086
"Questo banco misura meno cavalli del dovuto." È l'obiezione che si sente più spesso in officina e tra gli appassionati, subito dopo una rullata. Ma in ambito ingegneristico la potenza misurata alla ruota o all'albero non è un numero fisso: dipende in modo diretto dalle condizioni dell'aria ambiente che il motore aspira.
Per rendere un test ripetibile, affidabile e confrontabile nel tempo, o tra sale prova diverse, serve un alleato preciso: il fattore di correzione della potenza
1. L'aria che respira il motore
Un motore a combustione interna è una macchina termica: trasforma l'energia chimica del carburante in energia meccanica. La quantità di carburante che si riesce a bruciare, e quindi la potenza, dipende dalla massa d'aria che entra nei cilindri a ogni ciclo. E la densità dell'aria cambia continuamente, per tre ragioni:
Un esempio pratico: Falconara vs Torino
Immaginiamo di testare una Porsche 911 GT3 (510 CV dichiarati) su due banchi in zone diverse:
Senza correzione, il banco situato a Torino sembrerebbe “togliere cavalli”. In realtà lo strumento non sbaglia: misura con precisione la potenza che il motore riesce davvero a erogare, in quel luogo e con quell'aria. A cambiare non è il banco, ma l'ambiente in cui si confrontano i due risultati.
2. Come funzionano i fattori di correzione
Per uniformare le misure esistono norme internazionali, tra cui DIN 70020, ISO 1585, SAE J1349 e CE, che definiscono formule di normalizzazione. Il principio è semplice: la potenza grezza rilevata dal banco viene moltiplicata per un coefficiente Kc, che riporta il risultato a quello che si sarebbe ottenuto in una sala prova ideale, a condizioni standard (ad esempio secondo la CE 95/01 25° / 990 mmbar / 50% umidità). Le norme però non sono equivalenti: differiscono per le condizioni di riferimento e per le variabili considerate, e non tutte tengono conto dell'umidità.
P corretta = P misurata × Kc
Se durante il test le condizioni sono sfavorevoli (aria calda o bassa pressione), Kc risulta maggiore di 1,0 e compensa matematicamente la potenza persa a causa del clima.
Restando sull'esempio, e a parità di temperatura, la formula CE 95 dà per Torino un Kc di circa 1,03: una GT3 che misura circa 493 CV grezzi torna ai 510 CV di riferimento. A Falconara il coefficiente di correzione è minore e il valore grezzo è più alto di quello corretto. In questo modo la potenza corretta a Falconara e a Torino coincidono
(Valori indicativi, calcolati a titolo di esempio).
3. L'approccio hardware e software Soft-Engine
Per garantire la massima precisione, tutti i banchi prova Soft-Engine includono di serie una stazione meteo automatica di serie.
Hardware: la stazione meteo esterna
Misurare temperatura e pressione all'interno della centralina di acquisizione espone a un rischio: il calore generato dall'elettronica stessa può falsare la lettura. Per questo la stazione meteo Soft-Engine viene installata all'esterno del rack elettronico, in punti strategici della sala prova, ad esempio in prossimità dell'aspirazione del veicolo. I sensori barometrici e termo-igrometrici rilevano così le condizioni atmosferiche che il motore sta davvero respirando.
Software: controllo totale e flessibilità
Il software di acquisizione Soft-Engine gestisce i dati meteo in tempo reale e mette il preparatore in condizione di analizzare tutto con il massimo dettaglio:
Conclusione
Il fattore di correzione non è un trucco per "gonfiare" o "sgonfiare" i numeri di un motore: è uno strumento scientifico fondamentale. Senza una stazione meteo hardware posizionata correttamente e un software di calcolo avanzato come quello dei sistemi Soft-Engine, ogni prova di potenza rischia di fotografare il meteo del giorno invece delle vere prestazioni del veicolo.